mercoledì, 24 settembre 2008

 

Il ritrovamento

La vittima, Gisella Orrù

La scomparsa e il depistaggio

La ricostruzione dei media, inquietanti precedenti

La ragazza di vita che ricattava i suoi clienti

Un dubbio dalla perizia necroscopica

Intervento del Dott. Paribello a Telefono Giallo (Ottobre 92)

"Se la son portata via su una Fiat 126"..

Lo "zio" Tore

Un sordido intrigo

La ricostruzione di Pirosu

L'orgia tra i rovi e l'esecuzione

Le accuse a Licurgo Floris

Quale movente?

Un'ultima misteriosa cena

L'analisi alcolemica

Un nome che incute terrore

Un anomalo saccheggio

 

 Il recupero del corpo di Gisella nel sifone di Casu Axeru 

Il 7 luglio 89,nella località di Is Loccis,nelle campagne di San Giovanni Suergiu 8sud ovest della Sardegna),viene rinvenuto un cadavere di giovane donna all’interno di un sifone in disuso del Consorzio di Bonifica del Basso Sulcis.

Sono più o meno le 15.00 quando si inizia a scandagliare il fondo del sifone,è un caldo pomeriggio,l’operazione di recupero,resa difficoltosa dalle condizioni del corpo,ha termine alle 17.30.

 

LaNuova080789

I media cagliaritani in quel momento sono impegnati con un articolo inerente l’annegamento di una bambina, ma appresa la notizia di un cadavere occultato nell’acqua melmosa di un pozzo del sonnacchioso Sulcis, abbandonano quel caso per lanciarsi verso quello più inquietante della donna nel pozzo.

Quel cadavere, completamente nudo, se non per un calzino velato a brandelli che ancora avvolge un piede,è già ai primi stadi della putrefazione e presenta delle ferite profonde,particolarmente evidenti, al capo,una alla nuca di 6 cm di lunghezza,che rivelano immediatamente una morte di matrice omicidiaria.Vi è anche un foro al lato del seno sinistro,dai contorni ben definiti. A tutt’oggi non esistono certezze su come si sia giunti a tale rinvenimento.Si parla di tre bambini che andando a pesca di anguille presso il sifone,hanno intravisto una sorta di manichino cereo galleggiare a pelo d’acqua con un orologio al polso...Ma questi bambini non verranno mai identificati, inoltre il sifone,profondo 11 mt,risulta essere totalmente immerso nel buio.Sia gli avvocati dei fronti contrapposti,che l’operatore dell’emittente  Telegamma, accorso prontamente per effettuare le riprese di estrazione del cadavere, assicureranno in seguito che dall’imboccatura del pozzo era assolutamente impossibile scorgere alcunchè.

 

Un’indagine giornalistica della Nuova Sardegna condotta dal cronista Paolo matteo Chessa riferirà di una guardia

UnioneSarda 080789

 forestale,in servizio sul M.te San Giovanni che testimonia, sia pure in maniera confidenziale, di aver assistito ad uno strano movimento intorno a quel pozzo: un uomo e una donna,a bordo di uno scooter rosso,si erano avvicinati al sifone e l’uomo,disceso dal veicolo e calatosi nella trincea di cemento, si era inspiegabilmente affacciato all’imboccatura del pozzo,per poi rimontare sullo scooter e allontanarsi...Altre fonti,tra cui le carte processuali,faranno genericamente riferimento ad una telefonata giunta ai Carabinieri.

I quotidiani,la mattina di sabato 8 luglio,parleranno del corpo di una donna non identificata,presumibilmente straniera,alta 1mt 70 e sui 25 anni,ma in serata l’identificazione è ormai avvenuta.Pare fosse giunta un’unica segnalazione di scomparsa,in quell’area.Gianfranco Nurra della Nuova Sardegna sarà il primo ad anticipare che si stava indagando sulla sparizione di una ragazzina di Carbonia avvenuta a fine giugno..

 

Quella ragazzina è Gisella Orrù, studentessa della Ragioneria, 16 anni compiuti appena 20 giorni prima .In serata i Tg locali diffondono ufficialmente il suo nome e ne mostrano la foto presa dalla carta d’identità.

E’ stata identificata dai familiari nel tardo pomeriggio dell’8,attraverso i pochi effetti personali rinvenuti addosso al corpo: una sottile catenina d’oro con una medaglietta raffigurante la madonna, l’orologio Winchester, un braccialetto di metallo volgare e un paio di anelli. A fugare ogni dubbio un ultimo riscontro dai periti: un piccolo intervento ad un’unghia incarnita che Gisella Orrù aveva subito tempo addietro e di cui anche il cadavere riporta i segni.

 

Il 9 luglio il quotidiano annuncia così la vicenda, in un lungo articolo sul quale campeggia l’immagine della vittima, una ragazza bellissima..

 “VIOLENTATA IN GRUPPO E UCCISA PRIMA DI ESSERE GETTATA NEL POZZO”

UnioneSarda 090789Si parla quindi di stupro di gruppo, di numerosi colpi inferti alla nuca che avrebbero cagionato la morte della studentessa e della soppressione del suo cadavere in un condotto di irrigazione sotterraneo.

Si sostiene da subito che la violenza è stata di certo perpetrata da più individui e con una “furia bestiale”  I contorni della vicenda assumono immediatamente i tratti di un intrigo facente capo a più persone.Sin dall’inizio,viene riferito,vi sono stati dei tentativi di depistaggio, a opera di una voce femminile.

Gisella era scomparsa il 28 giugno, di mercoledì.

Era uscita come di consueto intorno alle 16.30.Indossava un paio di blue jeans,delle scarpe da ginnastica e una maglietta a righe fucsia.

In centro aveva incontrato i suoi consueti amici: Natascia Miraglia,indicata come la sua amica più intima,Valter Alois e Massimo Corona.Questi ultimi l’avevano poi accompagnata verso le 20.30 all’imboccatura di via Napoli,sulla via che avrebbe riportato Gisella verso casa,in via Asproni.Solo verso le 21.00,sull’imbrunire Gisella aveva definitivamente lasciato i propri amici,dando appuntamento a Corona per il mattino seguente alle10 sul posto di lavoro di lui,al mercato civico.Si era quindi incamminata nella via buia,piuttosto isolata,affiancata da villette fronteggiate da giardini deserti da un lato e dall’altrettanto desolato giardino pubblico di Villa Sulcis dall’altro.

In questo breve tratto di strada, a neanche 600 mt dall’abitazione di Via Asproni n° 139, dove risiede la studentessa,ospite della nonna sin dalla più tenera età, si perdono le tracce di Gisella.

Ogni ricostruzione su ciò che è accaduto dopo si rivelerà negli anni traballante e avvolta dal più denso mistero.Si susseguiranno varie ipotesi,ma non si giungerà mai ad uno scenario plausibile.

Quella notte la nonna non vedendola rientrare per l’ora convenuta penserà dapprima con stizza ad un ritardo,ma verso la mezzanotte,decisamente in ansia, chiederà al vicino del piano di sotto Salvatore Pirosu, di accompagnarla a casa del figlio,in via Ospedale per informarlo di quel mancato rientro,e con la speranza magari di trovare proprio lì la nipote.Ma Gisella non c’è e il figlio le spiega che d’altronde ad una simile ora non avrebbero modo di cercarla.Rimandano all’indomani mattina la decisione di presentare una denuncia ai Carabinieri.Intanto Tiziana, sorella quattordicenne di Gisella, ha chiamato Natascia, ma questa le ha spiegato di essersi congedata da Gisella diverse ore prima e di non averne ulteriori notizie.

 

Il mattino seguente proprio mentre la nonna verso le 10 si sta preparando per recarsi in Commissariato,riceve una strana telefonata.E’ la voce di una giovane a parlarle:”E’ la signora Luigina? Non si preoccupi,Gisella viene con noi in vacanza,starà via un mese”.

La signora Vacca non ha opportunità di chiedere spiegazioni,la giovane interlocutrice taglia la comunicazione.La nonna riscontrerà immediatamente due stranezze che non faranno altro che accrescere la sua agitazione e a moltiplicare i suoi già brutti presagi: il suo numero non appare sull’elenco della Sip, chi è quindi questa sconosciuta che la contatta? Per contro, perchè si rivolge a lei chiamandola Luigina,quando tutti la conoscono come Gina (solo il suo vicino Tore Pirosu la chiama abitualmente Luigina,solo lui)?

Più o meno a quell’ora una telefonata di simile intonazione viene ricevuta dalla signora Zucca, nonna materna di Gisella,che gestisce un negozio di dolci a Iglesias: “Signora,posso parlare con Gisella?” “Gisella chi?” risponderà la donna,avendo un’altra parente con quel medesimo nome “Ma sua nipote! E’ arrivata?” “No,non è qui” “Strano! Mi ha detto che era diretta da lei!”.E ancora una volta la comunicazione si interrompe bruscamente con un clic.

Per la nonna materna,che aveva avuto con la nipote dei contatti molto sporadici,è una strana notizia e la riferisce subito alla figlia,Graziella Richera, 34enne madre di Gisella.Questa chiama in via Asproni a Carbonia,intuendo qualcosa di anomalo e apprende così della scomparsa della figlia maggiore.

Intanto il Commissariato respinge la denuncia di scomparsa: sono passate troppo poche ore affinchè si avvii una ricerca, si tratta molto probabilmente di una fuga romantica,la ragazza tornerà sicuramente di lì a qualche ora. Del resto esisteva un precedente: Gisella era fuggita di casa qualche mese prima e l’episodio si era risolto nel giro di poche ore.

Gisello Orrù,padre della ragazza, decide di perlustrare le varie spiagge del Sulcis e del Cagliaritano: se davvero è fuggita per una vacanza improvvisata con amici,senza soldi e senza documenti,Gisella può solo essersi recata in un campeggio.Medita di punirla.Ma di lei non trova traccia.

Passano così nove lunghi giorni!

 

Il 7 luglio sera entrambi i genitori di Gisella vengono contattati in relazione a quel macabro ritrovamento.Crollano le ultime speranze di fronte a quel corpo martoriato disteso su un tavolo dell’Istituto di Medicina Legale di Cagliari.E’ la loro Gisella.Anche la nonna Gina e la giovanissima Natascia,di fronte a quei pochi monili rinvenuti sul cadavere non possono che confermare: apparteneva tutto a Gisella...

Quattro giorni dopo,con vergognoso ritardo,partono le indagini per scoprire quali siano stati gli ultimi spostamenti di quella sedicenne nota in città per la sua non comune bellezza,oltre che per il suo carattere socievole ed espansivo.Ormai sono indagini su un feroce delitto,su un’esecuzione mostruosa,non più su una semplice scomparsa.Gisella,verrà dichiarato,ha subito violenze sessuali di vario tipo prima di morire percossa violentemente al capo.

Le voci,le ipotesi,la colorita anedottica cominciano a moltiplicarsi in una cittadina per nulla avezza a fatti di cronaca di tale portata.Lo scalpore e la morbosità che circondano il caso fanno emergere immediatamente un quadro a tinte fosche della studentessa.Si adombrano da subito scenari di lolite procaci e disinibite, giri di cocaina e denaro, insospettabili magnaccia protetti da facciate rispettabili e rassicuranti.Si menzionano hotel centrali, ville periferiche, qualche nome,sussurrato a denti stretti,la maldicenza popolare va a briglia sciolta..eppure quando i cronisti battono  via Gramsci in cerca di testimonianze sulla personalità della vittima, metterano in evidenza come i giovanissimi chiedano di non essere interpellati, i taluni casi istruiti in ciò dai genitori (è il caso di Natascia Miraglia) e tutt’al più descrivano Gisella come una ragazza come tante,che dietro un atteggiamento solare e disinvolto,celava tristezza e mancanza d’affetto, complessi e desiderio di riscatto..Come tante,appunto!

"Quando l’omertà indossa i jeans", titolerà l’inconcludente articolo,che afferma tra l’altro, amaramente, che questo assassinio tra i giovani è stato “già dimenticato”.

Mentre le Tv locali ripropongono sera dopo sera le immagini raccapriccianti di quel corpo riportato alla superficie su un telo di gomma e adagiato a un lato del sifone,  i quotidiani cominciano ad avanzare ipotesi e (col senno di poi diventa evidente!) a mettere in tavola degli elementi che costituirano poi l’ossatura dell’improbabile versione ufficiale..

 

“L’ipotesi più probabile è che nel percorrere quel tratto di strada (verso casa, ndr) abbia incontrato qualcuno, magari accettato un passaggio in macchina.Le è stato fatale (...) probabilmente viene convinta,con una scusa, a fare una passeggiata.Gli assassini è possibile che avessero in mente qualcosa,perchè raggiungono una delle spiagge della zona (potrebbe essere stata quella di Punt’e Trettu,nei pressi di Matzaccara si noti che è il giornalista a menzionare questa precisa località, tra le tante alle quali si sarebbe potuto pensare!) e qui,almeno così parrebbe dalle indicazioni dei periti,avviene la violenza bestiale,probabilmente lo stesso omicidio”....Questo scriveva Sandro Mantega su “L’Unione Sarda” il 9 Luglio!!

Erano presenti gli elementi-base del racconto che poi farà Tore Pirosu, che in quei giorni va da sè, seguiva molto attentamente lo svolgersi degli eventi.

Quella stessa domenica Paolo Matteo Chessa de La Nuova Sardegna,nel commentare l’orrendo delitto, dedicava un articolo ad un presunto giro di prostituzione minorile che avrebbe avuto salde radici nel territorio sulcitano e al quale si poteva collegare anche lo strano suicidio avvenuto ad Aprile della studentessa Liliana Graccione,compagna di scuola di Gisella e autrice,si vociferava, di sconvolgenti dichiarazioni circa una violenza sessuale subita, un traffico di droga per il quale venivano utilizzati corrieri giovanissimi e tentativi di avviare alla prostituzione le bellezze ancora in boccio della zona...tutto custodito in un diario blu e forse in un quaderno di appunti stenografati, tutto purtroppo scomparso nel nulla.

Il giornalista Gianfranco Nurra il giorno successivo rilancia con nuove rivelazioni su una serie di torbidi episodi avvenuti a Carbonia nei mesi precedenti e racconta di come in quella stessa via Napoli, teatro della scomparsa di Gisella, fosse stata rapita tempo addietro  Liliana Graccione per essere portata nella vecchia miniera di Serbariu da un gruppo di individui rimasti misteriosi che l’avevano poi violentata e minacciata di morte qualora non avesse accettato di intraprendere  la via della prostituzione.Anche questa storia sarebbe stata riportata dalla studentessa suicidatasi poi con la stricnina, nel fantomatico diario blu. Un diario, diceva lui “che poteva svelare tutti i misteri del sottobosco della malavita sulcitana” .

In un crescendo sempre più inquietante, nel medesimo articolo, si riferiva brevemente di una terza ragazza che era stata aggredita in casa propria da due uomini mascherati, presumibilmente gli stessi che qualche giorno dopo l’avevano rapita dall’uscita di scuola e l’avevano brutalmente percossa e minacciata di morte.

 

 

Primo piano di Gisella

 

Erano passati solo due giorni dal rinvenimento di quel corpo nel pozzo e le indagini già prendevano un indirizzo preciso.

A completare il quadro vi era la notizia della scomparsa di una giovane di Sant’Antioco, fugacemente menzionata come conoscente sia di Gisella che di Liliana...

Di questa ragazza si diceva che potesse essere la misteriosa telefonista, a conoscenza senza dubbio di molti particolari sulla fine di Gisella, e che era lecito supporre i responsabili del truce delitto non avrebbero lasciata in vita ancora a lungo.

"Un'altra ragazza in pericolo!" annuncia un quotidiano, invitandola a venire allo scoperto e a mettersi sotto l'ala protettrice della Giustizia!

Una giovane che un articolo del quotidiano Repubblica, ancora consultabile online, indicava come una 17enne (data forse l'ambiguità che ella stessa creava attorno alla propria età!), una giovane che molti potevano identificare in “Sa Pretedda”, una 21enne di Sant’Antioco che si prostituiva nelle strade del Sulcis. Costei era solita estorcere un po’ di soldi ai malcapitati di turno, ricattandoli dopo il rapporto sessuale coll’affermazione (fasulla) di esser ancora minorenne e di poterli accusare di stupro. Un personaggio che molti nella Carbonia di quegli anni conoscevano almeno per nomea..

Proprio in quei giorni Gianna Pau,questo il nome della sbandata,aveva trovato alloggio in un hotel fatiscente di Cagliari.E proprio in quei giorni aveva avuto un inatteso riavvicinamento con un uomo al quale era stata legata

Una volta rintracciata racconterà che seduta con lui ad un tavolino del Caffè Torino di via Roma, si era ritrovata a commentare il macabro ritrovamento di quel corpo nei pressi di San Giovanni Suergiu.Era sabato mattina e l'uomo, un meccanico di Carbonia, era lì per acquistare una marmitta per l’auto.Nel raccontarle il fatto lui aveva detto:”Hanno ritrovato Gisella”...

Ma come??? Sabato mattina ancora nessuno conosceva l’identità della vittima! Contesterà il magistrato.

“Allora era la domenica mattina”.Ma di domenica  non poteva di sicuro pensare di acquistare una marmitta!

Licurgo Floris, questo il nome del meccanico,già segnalato come l’”assassino” (un’affermazione troppo decisa che avrebbe dovuto destare da subito perplessità negli agenti che la raccolsero) in una telefonata anonima giunta ai Carabinieri il 13 luglio, in seguito a questa ulteriore contraddizione della Pau, finirà in un mare di guai.

 

Ma tornando a quei primi giorni, ricostruiti sulla base degli articoli pubblicati sulle due maggiori testate della Sardegna, è degna di attenzione una parte dell’articolo  del 10 luglio, sull’Unione Sarda,contenente un accenno all’autopsia condotta dal professor Sergio Montaldo.

Merita grande interesse, eppure negli anni sembra esser stato del tutto ignorato.

Il professore, già Direttore dell’Istituto di Medicina Legale all’Università di Cagliari, sostiene che non è affatto sicuro che Gisella abbia subito violenza sessuale.

(In altre parole: il rapporto sessuale “non convenzionale” che anche l’autopsia ha riscontrato, non ha lasciato tracce tali da far ritenere che Gisella a quel rapporto sia stata costretta)

Il corpo presentava solo qualche livido, numerosi colpi al capo, non mortali per quanto violentissimi (uno in particolare, quello alla nuca), e un forellino, appena visibile sotto il seno sinistro, una precisa stilettata, inferta con un oggetto lungo e acuminato, una sorta di spiedino, il colpo finale,che trapassandole il cuore ha provocato il decesso.

Un paio d’anni dopo il dottor Francesco Paribello, assistente del Prof. Montaldo, davanti alle telecamere di Telefono Giallo (12/10/92), esporrà in maniera chiara e accurata i risultati della perizia necroscopica.

Non menzionerà in alcun modo la violenza sessuale. Nè gli verrà richiesta alcun ragguaglio in tal senso.

Telefono Giallo si è occupato del caso di Gisella Orrù nell

(Il giornalista Corrado Augias, in seguito a questa puntata, verrà accusato da un collega, Piero Vigorelli, di aver illustrato la vicenda propendendo smaccatamente per l'innocenza di Licurgo Floris..Un'accusa che Augias respingerà con fermezza, sottolineando come la storia presentasse ancora molte zone d'ombra che valeva la pena esplorare "portandole all'attenzione di un pubblico più vasto che non quello di una piccola cittadina come Carbonia")

Riproponiamo qui per esteso il resoconto del Dottor Paribello a Telefono Giallo...

 

(Il Dottor Paribello comincia il proprio intervento con una doverosa precisazione: il consulente che eseguì l’autopsia su richiesta del pm Alessandro Pili, fu il Dott. Montaldo, assente per inderogabili motivi, che lui rappresenterà nel corso della trasmissione)

 

Augias: Dott. Paribello, come è stata uccisa Gisella Orrù?

Dott. Paribello: Con un mezzo molto appuntito, di 4 mm di diametro,rigido, a struttura sempre uguale,a diametro costante, che non si modifica, lungo circa 15 cm, potrebbe essere un ferro da lana, potrebbe essere un cacciavite,ma un cacciavite cosiddetto stellariforme,un cacciavite cosiddetto a stella,in quanto la ferita aveva dei margini abbastanza netti, non presentava slargamenti come sarebbe stato invece visibile se fosse stato un cacciavite a lama.

Augias: Dove venne inferto?

Dott. Paribello: In regione emi-toracica sinistra....

Augias: Sotto la mammella?

D.P.: Di fianco alla mammella, con direzione quasi perpendicolare, dall’avanti all’indietro e da sinistra a destra.Ha attraversato successivamente lo spazio intercostale, il pericardio e il ventricolo destro del cuore.

Augias: Quel colpo richiedeva un’abilità da macellaio, oppure chiunque di noi avrebbe potuto dare..

D.P: Praticamente chiunque di noi.

Augias: Chiunque?

D.P: Sì...

Augias: Bastava avere un’arma e la forza necessaria..

D.P.: ...perchè ha attraversato solo tessuti molli, praticamente non ha incontrato resistenze di strutture ossee o strutture dure..

Augias: Secondo lei Gisella,quando venne così finita, era già in stato di...reagiva o non reagiva? Si può capire da..

D.P.: E’ molto difficile poter dire una cosa del genere.Posso dire che a parte i fenomeni putrefattivi che erano abbastanza evidenti..era in fase enfisematosa cromatica quando è giunta...

Augias: Che vuol dire?

D.P: E’ una delle prime fasi della putrefazione cadaverica,abbastanza avanzata quindi..

Non aveva segni di colluttazione, in pratica,sul corpo,eccetto delle lesioni al capo,al cuoio capelluto.

 

 

Quei caldi giorni di luglio,in cui all’improvviso Carbonia è piombata in una dimensione filmica e sinistra, che le era stata sino ad allora completamente estranea, vede Polizia e Carabinieri lavorare a spron battuto per una rapida soluzione di quel giallo.

Le indagini sono affidate ai Carabinieri.

Ma tanto la Questura quanto il Commissariato e persino il Comando dei Vigili Urbani, vengono presi d’assalto dalle telefonate.Tra tutte si stagliano le telefonate anonime che,pare,provengano dalla stessa voce, forse la stessa giovane donna che il 29 giugno tentò un maldestro depistaggio.

Non tutte le telefonate anonime vengono registrate. “Il criterio di scernita non fu dato sapere” noterà l’avv. Massidda in seguito.

Il 13 luglio arriverà una chiamata ai Carabinieri che appare da subito attendibile,per quanto anonima.E’ di nuovo la voce di una donna, ma sui 50 anni,che chiede cortesemente,quasi pregando, di poter rimanere anonima.Un conoscente le ha riferito tempo prima di aver visto una ragazzina “discutere” con due uomini in via Napoli, proprio quella sera e a quell’ora. Gli uomini poi l'avevano fatta salire su una Fiat 126 bianca e se l'erano "portata via".Il giovane non ha alcuna intenzione di chiamare e di dare risalto a ciò che ha visto, ma lei ritiene giusto riferire l’episodio ai Carabinieri.”Sono una madre di famiglia..Guardi, le giuro, sto tremando mentre le parlo..” concluderà la signora, che sembra intuire la pregnanza di quella sua segnalazione.

E’ un dato di fatto che sono in molti a parlare di una Fiat 126  e già si sta tentando un primo censimento di tali veicoli.

Natascia Miraglia nel corso di un’ennesimo colloquio, metterà gli inquirenti sulla pista giusta.

Anche Salvatore Pirosu, racconterà,ha una Fiat 126.Lo “zio Tore”, come lo chiamava Gisella data la familiarità che si era instaurata tra lui e il nucleo familiare della signora Gina, le aveva accompagnate in diverse occasioni a qualche festa paesana, persino quello stesso mese di giugno. La nonna di Gisella si fidava solo di lui quale accompagnatore della ragazza ed era capitato talvolta che anche Natascia, con Gisella al fianco, fosse salita su quella macchina per dei passaggi..

Che personaggio era,questo Pirosu?

 Natascia risponderà ricordando come spesso le due ragazzine l’abbiano trovato buffo nei suoi patetici tentativi di spiar loro le gambe con bizzarri posizionamenti dello specchietto retrovisore!

Una breve ricerca in archivio,e i Carabinieri scopriranno che già molti anni prima Salvatore Pirosu era stato accusato di tentato stupro,da una donna che si era riuscita a divincolare colpendolo con un sasso. “Lei ci stava!Anzi, era stata proprio lei a provocarmi” si era difeso lui “Si è arrabbiata solo perchè le ho strappato le mutandine!”.

Lo “zio Tore” viene messo sotto torchio e crolla dopo poche ore.Confessa.

Dichiara di essere stato sconvolto, sin da quella sera di fine giugno, sempre in bilico tra il desiderio di confessare tutto e liberarsi la coscienza e quello,più pressante, di negare, proteggersi e rimanerne fuori,per poter continuare a stare a fianco dell’anziana madre,malata e bisognosa di assistenza continua.

Quella di Pirosu è però una confessione anomala..di fatto nega responsabilità personali su quanto accaduto a Gisella e anzi chiama in causa altre persone quali esecutori dello stupro e dell’assassinio, ma allo stesso tempo, noteranno gli stessi inquirenti, erano talmente pochi e talmente labili gli indizi a suo carico sino a quel momento (unico indizio, per esser precisi, il possesso di una Fiat 126!), che avrebbe potuto insistere nel negare qualsiasi coinvolgimento,e sarebbe potuto tranquillamente tornare a casa!

Pirosu inizia il suo racconto: Licurgo Floris, meccanico con alle spalle vari reati nella fedina penale, lo aveva avvicinato una settimana prima della scomparsa della ragazza.Gli aveva chiesto inizialmente chi fosse Gisella, giacchè ne aveva sentito parlare ma non l’aveva mai identificata..Erano insieme,quando glielo chiese,nei pressi della Torre Littoria e accadde che proprio in quel momento Gisella passasse con amici..Lui gliela indicò.

Da quel momento Licurgo Floris, sempre secondo il racconto di Pirosu,cominciò a insistere affinchè si organizasse un incontro “privato” con la ragazzina,la cui avvenenza lo aveva sicuramente colpito.

 

 

“Portiamo Gisella a s***are!” avrebbe detto il meccanico, crudamente.

Lungi dal mostrare alcun istinto di protezione nei confronti di una ragazza che aveva visto crescere e che era ancora poco più di una bambina, per quanto vantasse una statuaria bellezza di donna, Salvatore Pirosu aveva cercato di aiutare Floris nel suo sordido piano di combinare qualcosa con lei.

A riprova di questa sua disponibità a condurre Gisella nella trappola, si innesta una testimonianza fondamentale della sorella quattordicenne di Gisella, Tiziana.

 Pirosu, nella tarda mattinata del 28 si era recato al piano di sopra, dalla nonna Gina, per aiutarla a tagliare a pezzi un coniglio per la cena. Nell’eseguire quest’operazione in cucina,si era rivolto a Gisella con le seguenti parole:

“Tuo padre farà tardi questa sera..”.Immaginava che questo avrebbe incoraggiato Gisella a trattenersi più a lungo nella sua passeggiata in centro e a prendere la via del ritorno quando oramai era buio.E difatti Gisella aveva commentato ridendo che questa sarebbe stata un’ottima opportunità per lei per fare tardi a sua volta...

Gisello Orrù,padre della ragazza, dichiarerà poi che quel fatidico mercoledì il suo vicino non lo aveva proprio visto e non poteva aver commentato con lui di eventuali ritardi che peraltro non erano assolutamente previsti per quella sera.

Ma il sig. Orrù  ammette anche che, inaspettatamente, per una bizzarra perversione del destino, un ritardo nella sua routine era davvero avvenuto quella sera,avendo egli deciso di trattenersi in compagnia di un collega di lavoro nel porticciolo di Calasetta dato che questi aveva perso il traghetto di rientro per Carloforte! La sostanza rimane che per quel che ne sapeva il Pirosu, il padre di Gisella sarebbe dovuto rientrare a casa al solito orario..I magistrati vedono quindi in quella frase lanciata a Gisella con nonchalance, un chiaro segno della premeditazione dell’uomo.

 

Costui proseguiva il suo racconto parlando di un appostamento in piazza Roma, presso la solita Torre Littoria, la sera del 28 in attesa che Gisella si congedasse dagli amici, Massimo Corona e Valter Alois.

Lei lo fece e i due (lui e Licurgo Floris) la seguirono mentre, da sola, percorreva la via Napoli buia e deserta.

Il punto in cui Gisella venne prelevata in via Napoli

Il Pirosu fa poi intendere che fu Floris, disceso dalla machina a chiedere a Gisella di seguirli e di prendere posto con lui nel sedile posteriore della Fiat 127 di Pirosu. Lei lo fece, piuttosto riluttante, Floris le cinse la vita e tentò un qualche approccio, perchè riferisce il “pentito”, la sentì rispondergli infastidita: “Lasciami, tieni giù le mani!”.

Nonostante questo, una volta raggiunta la Fiat 131 color vinaccia del Floris, all’incrocio tra viale Trento e via  Asproni, il Floris l’aveva convinta senza troppe difficoltà a salire sulla sua auto dove attendevano Giampaolo Pintus (uno con la “pettinatura da indiano Mohicani”, lo descriverà Pirosu per aiutare nell’identificazione) e nel sedile posteriore, Gianna Pau, nota come Jeannette, prostituta.

Gisella, racconterà Salvatore Pirosu, abbracciò con slancio Jeannette e la baciò su entrambe le guance.

 

Dalla ricostruzone per Tel Giallo di Maurizio Rotundi Gisella viene avvicinata in via Napoli

Le due ragazze erano davvero in confidenza?

Purtroppo non vi sono mai stati riscontri su questo dettaglio.L’unica testimonianza resa da Jeannette Pau parla di una conoscenza tra lei e il padre di Gisella, in quanto ex vicini di casa negli alloggi abusivi della vecchia miniera di Serbariu. Il signor Orrù confermerà la circostanza.

                                                 

 

Angolo tra via Trento e via Asproni a Carbonia dove Gisella sarebbe scesa dalla Fiat 136 per salire sull

via Asproni, poco più giù abitava Gisella

In quell’incrocio, con Gisella ormai in auto, Floris avrebbe chiesto a Pirosu di fare strada e di condurre la comitiva verso un luogo appartato...lui si sarebbe diretto verso Matzaccara, verso Punt’e Trettu, un luogo che conosceva bene essendovici recato a pescare.

Qui inizia la parte che desta maggiori perplessità nell’allucinante ricostruzione di Salvatore Pirosu.

Giunti nella pineta Floris, Pintus e la stessa Gisella (quella Gisella che aveva appena conosciuto Floris e che gli aveva intimato di tenere a bada le mani!) si erano denudati e, addentratisi nel boschetto di eucalipti, tra una fitta vegetazione di arbusti spinosi, avevano dato inizio ad un rapporto sessuale a tre, mentre lui, sull’auto del Floris, si accingeva a iniziare un rapporto con Jeannette che fumava dell’hashish e già sembrava essere preda di un forte stordimento..

Poco dopo aveva visto i tre correre, Gisella inseguita dai due uomini, nuda che gridava disperata “No, lì no!”. Poi un urlo e uno spettrale silenzio...

Il tutto nel giro di pochi minuti. Floris era arrivato, nudo,sconvolto e gli aveva chiesto di aprire il bagagliaio. Lui aveva tentato ma senza riuscirvi. Quel bagagliaio, riferisce Pirosu, sembrava avere un qualche meccanismo difettoso (una perizia sull’auto del Floris confermerà tale difetto legato all’apertura del bagagliaio e questo costituirà uno dei pochi indizi concreti a carico dell’uomo tanto più che il Floris dichiarerà che Pirosu non era mai stato nella sua auto, quindi verrebbe da concludere che nell’affermare ciò comunque mentisse).

 Floris, aiutato da Pintus, aveva cercato tra le varie cose che il bagagliaio conteneva, una stuoia di paglia. In alcune deposizioni, Pirosu affermerà che tale stuoia era stata usata per avvolgere il corpo esanime di Gisella, in altre che la stuoia era servita solo a coprire il corpo e quindi a nasconderlo all’interno del bagagliaio della Fiat 131. Tale dettaglio si rivelerà importante quando verranno effettuate delle perizie su una stuoia ritrovata proprio all’interno di quel bagagliaio. Sembra sgocciolata di sangue, ma la difesa del Floris farà notare che se si fosse trattato di sangue di Gisella, la stuoia, data l’entità delle ferite al capo della vittima, sarebbe stata completamente intrisa di sangue..mentre se il corpo fosse solo stato coperto da tale stuoia, si giustificherebbe la presenza di poche gocce, ma non si capirebbe comunque perchè il Floris nei giorni precedenti al suo arresto non avesse provveduto subito a disfarsi di quella stuoia macchiata e ricomprarne una nuova per poche migliaia di lire...Licurgo Floris spiegherà che se di sangue si tratta, quelle macchie sono dovute ed un taglio alle mani che si era procurato nel riparare un motore.

Successive analisi dimostreranno che altro non erano che macchie di ruggine..

Pirosu prosegue il suo racconto: Floris gli avrebbe chiesto, nell’immediatezza del delitto, dove avrebbero potuto sopprimere il cadavere e proprio Pirosu gli avrebbe consigliato il sifone di Casu Axedu, a Is Loccis, a circa 8 km da quella pineta. 8 km che i tre uomini avrebbero percorso in auto, praticamente nudi e costantemente a rischio di incappare in un qualsiasi controllo di quelli comunemente previsti nel traffico estivo..

Di fronte al sifone Pirosu avrebbe cominciato a piangere mentre col Floris portava il cadavere verso

la paratia laterale dalla quale lo avrebbero scaraventato.L’imboccatura del pozzo infatti risultava coperta da una grata assicurata da robusti bulloni. Floris, puntosi con dei rovi, avrebbe bestemmiato..Con molta chiarezza in tutte le deposizioni Pirosu indica la precisa posizione del cadavere mentre veniva portato verso il pozzo e anche su quella che era stata la posizione del cadavere all’interno del bagagliaio della 131. Con una certa logicità afferma anche: “Non avremmo potuto trasportarla nella mia auto..il bagagliaio della 127 non poteva contenerla!”.

Laddove il Pirosu indica sarebbe stato adagiato il capo sanguinante della ragazza vengono successivamente rinvenuti dei capelli lunghi e scuri, con delle tracce ematiche rapprese.Il capillizio viene definito “compatibile con quello della vittima” : è lungo, scuro e mai stato tinto.Ma questo lo rende del tutto compatibile anche coi capelli della signora Floris!

La signora Floris testimonierà con grande fermezza che la sera del 28 giugno, in quelle tarde ore, il marito era a casa con lei e coi figli, che insieme erano poi andati a casa di suo padre affinchè la loro figlia maggiore salutasse il nonno prima di partire con un’amica verso la penisola..

Di fatto la giovane Floris risulta il 29 giugno partita per la penisola con un’amica, ma il suocero del Floris dichiarerà agli inquirenti di non ricordare tale visita dalla figlia e dal genero.Questo costituirà un colpo destabilizzante all’alibi di Floris.Quella sera, insieme alla moglie, stando a Floris,lui si sarebbe anche incontrato con due amici. Costoro rintracciati qualche tempo dopo confermano di averli incontrati una tarda sera di fine giugno..ma di non poter dichiarare con esattezza che si trattasse proprio del 28!

A destare ulteriore perplessità negli inquirenti interviene una frase della moglie che, mentre è in corso l’ispezione del bagagliaio anticipa che potrebbero rinvenire un orecchino.."quello è mio, l’ho perso qualche tempo fa”. Anche la Pau aveva accennato ad un orecchino smarrito dopo esser stata a bordo di quell’auto...Tutte queste preoccupazioni da più parti circa un orecchino smarrito dentro l’auto insospettiscono, tantopiù che (dettaglio sempre taciuto dai media) il corpo di Gisella era stato rinvenuto privo di un orecchino...

Per Floris si aprono le porte del carcere…ma da subito i dubbi sulla sua colpevolezza saranno fortissimi, non solo da parte dell’ opinione pubblica, ma persino da parte degli avvocati di parte civile e degli stessi familiari della giovane vittima.

 

  

Non è chiaro quale sarebbe stato il movente e negli anni non verrà mai fatta chiarezza su tale punto.Gisello Orrù si esprimerà in questi termini: “(Floris)E’ un delinquente di mezza tacca, un rubagalline messo in mezzo solo perchè indesiderato dalla società”. Un commento non particolarmente benevole, ma che equivale ad una parziale assoluzione..

 L’Avv. Gambardella spiegherà :”Perchè l’avrebbe dovuta uccidere? Pirosu sostiene che la Orrù fosse consenziente ad un congresso carnale..allora perchè ucciderla, solo perchè non avrebbe aderito ad un rapporto anale? Ma suvvia,questo è risibile” (dalla puntata di Telefono Giallo dell’ottobre ’92).

L’autopsia di fatto rivelerà che Gisella aveva avuto sì un rapporto “non convenzionale” poco prima o in concomitanza della morte, ma che tale rapporto non pareva esser stato di natura traumatica.

La giovane, in altre parole, era lecito supporre fosse stata consenziente proprio ad un rapporto anale!

Ma con chi?? Questo è il vero mistero del caso.

L’Avv. Schirò fa notare (puntata di Chi L’ha Visto maggio 2003) come Gisella sapesse bene quella sera che accettando un incontro e contravvenendo alle rigide misure della nonna e del padre in tema di orario di rientro, sarebbe incorsa nell’ira di lei e forse anche nelle botte del padre.La motivazione per incontrare quest’uomo doveva essere quindi molto forte..

Era un amante? O semplicemente qualcuno che a lei piaceva molto e che, usando l’espressione usata dall’Avv. Michele Schirò, fungeva da “esca” per vincere la resistenza della giovane e trascinarla più agevolmente in una torbida trappola...

Il Prof. Montaldo, dal canto suo, aveva già stabilito che Gisella quella sera aveva cenato, aveva consumato un pasto in una condizione di “tranquillità”..La situazione “è precipitata in un secondo momento” aveva concluso, se la sventurata ragazza avesse capito subito cosa l’attendeva, osserva ragionevolmente il patologo, di certo “non avrebbe sfiorato cibo”.

Quanto all’ambientazione di quell’incontro sessuale, nelle gambe della ragazza non erano stati trovati i graffi che si sarebbe procurata se davvero fosse fuggita nuda in quel luogo fittamente punteggiato di rovi, indicato da Pirosu e per lo stesso motivo quel boschetto non avrebbe potuto essere il luogo nel quale il terzetto avrebbe potuto improvvisare un’orgia!

Si comincia a parlare di un appartamento privato, di una “villetta”, sita in  un luogo probabilmente appartato, che era stato prescelto per un incontro che prevedeva, almeno nelle intenzioni di coloro che lì l’avevano condotta, anche dei rapporti sessuali..

 Il castello accusatorio di Pirosu comincia a scricchiolare...

 

 

Il 9 luglio la perizia necroscopica del Prof. Montaldo, quindi, aveva messo in luce il fatto che Gisella due o tre ore prima di essere uccisa aveva consumato un pasto.

Nello stomaco della ragazza era stato ritrovato del cibo solo parzialmente digerito, in prevalenza amidi (pane e patate) e carne.E una discreta quantità di etanolo nel sangue, che portavano a concludere che Gisella quella sera avesse ingurgitato una notevole quantità di alcolici.

La circostanza, mai riferita dal “pentito” Pirosu di quell’ultima cena divenne subito un elemento centrale del mistero sul quale era imperativo fare chiarezza per ricostruire esattamente la morte di Gisella.

Il difensore di Pirosu, l’Avv. Massidda fa notare come stando alla testimonianza del padre e della sorella di Gisella, la ragazza avesse di fatto consumato degli alimenti di quel tipo poco prima di uscire per quell’ultima passeggiata in centro. A pranzo le due sorelle avevano mangiato un’insalata di patate lesse, nel pomeriggio Gisella si era preparata un panino con carne in scatola e avviandosi verso il centro, Gisella pare avesse acquistato un sacchetto di patatine in un negozietto.

E la birra? Gisella si era fermata presso il tavolino di un bar, nel corso della sua passeggiata serale, per chiacchierare con un amico e aveva bevuto delle lunghe sorsate dal bicchiere di birra di lui.Era stato lo stesso ragazzo a confermare.

Ma risulta comunque improbabile che il cibo assunto a pranzo e nel primo pomeriggio potesse essere ancora non del tutto digerito dopo le 21.30! e pochi sorsi di birra dal bicchiere di un amico non potevano aver indotto uno stato di ebbrezza tanto elevato, senza che neppure gli amici che la accompagnarono quella sera potessero riscontrarlo!

In riferimento all’assunzione di alcool da parte di Gisella quella tragica sera, il Dottor Paribello spiega  sempre a Telefono Giallo:

“Abbiamo analizzato il sangue con un gas cromatografo computerizzato che ci ha dato un risultato di 64,36 mg/100 ml di sangue..Tenga presente che per la legge italiana 80 mg/100ml di sangue sono il limite di ebbrezza alcolica, limite al di sopra del quale, per esempio, è proibito guidare.Quindi 64,36 è un discreto...(...).C’è anche un altro dato molto interessante. Se la ragazza aveva bevuto durante il pasto, visto che i fenomeni digestivi portavano a ritenere che la morte era soppravvenuta a 2/3 ore dal pasto e tenendo presente che un organismo umano adulto metabolizza a livello del fegato circa 10ml di alcool per ora, (possiamo concludere) che la sua alcolemia era in fase calante, ma che doveva essere stata ben più alta”

“Si può dire quindi, afferma a quel punto l’Avv. Schirò, con l’assenso dell’Avv. Gambardella, che Gisella era in stato d’ebbrezza, che di certo aveva mangiato 2/3 ore prima e tornando alle menzogne del Pirosu..possiamo dire Pirosu ha mentito, perchè non ha mai raccontato, in tutta la vicenda, che Gisella avesse mangiato”.

L’ intera comunità carbonienese, che seguiva col fiato sospeso le indagini e che si era mostrata molto entusiasta della cattura dei 4 presunti responsabili (la caserma dei Carabinieri era stata al raggiunta da numerosissime testimonianze di gratitudine e di ammirazione espresse con telegrammi, biglietti e persino omaggi floreali!), comincia a intuire che si è ancora lungi dal porre la parola fine a questa drammatica vicenda, la peggiore che la cittadina mineraria abbia conosciuto.

 

Si comincia a parlare sempre più insistentemente di un “festino”, iniziato con una cena e culminato con un’orgia finita male, cui devono avere partecipato alcuni “insospettabili”, personaggi “bene in vista” col vizietto delle ragazzine e della cocaina.. Si mormora di assessori, malavitosi di storica nomea, medici apparentemente irreprensibili ma di cui sotto sotto si sa quanto siano donnaioli e corrotti, persino commercianti il cui benessere era stato spesso considerato “sospetto” e associato ad uno smercio fiorente di ben altra mercanzia di quella esposta nelle loro ampie vetrine del centro .. Ma a incutere paura è soprattutto un nome: quello del clan Iannì-Cavallo, da qualche tempo in soggiorno obbligato a Carbonia.

E’ forse il loro il nome che lo spaventatissimo Pirosu non vuole pronunciare? E’ a loro che l’intera popolazione di Carbonia pensa quando menziona “personaggi potenti, intoccabili”?

Dal canto suo Gaetano Iannì non ha alcun timore a farsi intervistare da Telegamma e ai microfoni dell’emittente sulcitana dichiara che l’uccisione così brutale di una ragazzina per fini meramente libidinosi non rientra nella sua seppur perversa etica di malavitoso e che sta riscontrando come la sua famiglia venga spesso indicata come il classico “coperchio per tutte le pentole”. Con tono assolutamente sereno ma deciso, il capoclan della Stidda di Gela invita gli inquirenti a riporre le responsabilità sulle giuste spalle e a non perdere ulteriore tempo: gli assassini vanno cercati tra i cittadini del Sulcis!

Di questo sono convinti anche gli inquirenti, che tutt’al più sospettano di alcuni noti delinquenti locali implicati da decenni nella prostituzione e che, dovendo accreditae la tesi dell’orgia organizzata da alcuni facoltosi signori locali, possono avere avuto il ruolo di “fornitori” di ragazzine, scelte tra le più belle della zona..La Polizia di Stato che, va ricordato, non ha potuto svolgere le indagini, perchè assegnate dal PM ai Carabinieri, si stava muovendo in questa differente direzione, pur senza giungere ad alcun indizio concreto.

 

Paolo Matteo Chessa, inviato de La Nuova Sardegna, che ha seguito con attenzione il caso sin dalle sue battute iniziali, riporta nel suo libro “Gisella-Cronaca di un delitto” il mistero che avvolge la figura di Giampaolo Pintus, il tossicomane chiamato in causa da Salvatore Pirosu come co-responsabile assieme al Floris dello stupro e dell’assassinio di Gisella.

Il giornalista riferisce che l’alloggio abusivo del Pintus era stato saccheggiato nelle ore immediatamente successive all’arresto dell’uomo.Si trattava di una stanzetta originariamente adibita a guardiola per il custode del pattinodromo cittadino, nei pressi di via Balilla, a Carbonia.

Dal minuscolo alloggio pareva esser stata portata via solo una grossa mazza da hockey, tant’ è che l’impronta bianca sulla parete polverosa era ancora chiaramente visibile quando Chessa aveva ispezionato il luogo. Altri articoli di discreto valore nel mercato, in particolare nel mercato clandestino legato alla  tossicodipendenza, cui il presunto saccheggio sembrava  ascriversi, come bilancini di precisione e maxi scatole di preservativi, non erano stati toccati..

Chessa riferisce che d’istinto, quell’intrusione e quell’unico furto di una mazza da hockey gli apparvero come un tentativo maldestro di rafforzare i sospetti su Giampaolo Pintus, simulando la sottrazione affrettata di quella che poteva essere stata l’arma contundente con la quale Gisella era stata tramortita. “Fu tutto troppo casuale” conclude Paolo Matteo Chessa su quell’episodio esprimendo tutto il suo scetticismo circa la reale implicazione del giovane tossicomane nella vicenda. E dichiara che sul luogo, nelle ore in cui probabilmente si compiva quel saccheggio anomalo, era stato notato solo un vespino rosso..

 

postato da: pozzoingiallo alle ore 19:44 | link | commenti (6)
categorie: giallo, carbonia, gisella orrù
martedì, 17 aprile 2007

Telefono Giallo

Vi ricordo l'indirizzo del sito che riepiloga i vari risvolti della vicenda: http://digilander.libero.it/giallo.pozzo

Nel 1992, durante la trasmissione “Telefono Giallo”, condotta alla Rai da Corrado Augias, Natasha fu intervistata in diretta dal teatro comunale di Carbonia. Fuori pioveva, il teatro era quasi vuoto e ad un certo punto Natascia scoppiò a piangere.

 

Dopo una lunga chiacchierata con Green Eye Medusa, l'amica di Gisella che ha deciso di mettersi in contatto con me tramite il blog, ho deciso di riprendere proprio da questo punto. Sulla base di quanto mi è stato raccontato (ero troppo piccolo per ricordare) fu una serata ricca di inquietanti colpi di scena: le forze dell'ordine coinvolte nelle indagini si rifiutarono di parlare, rilasciando ad Augias un breve comunicato. Fu lo stesso giornalista a commentare il gesto: si trattava della prima volta in cui si trovava di fronte ad una tale mancanza di collaborazione. 

 

Poi ci fu la crisi di pianto di Natasha causata da una lunga serie di accuse e domande fatte dagli avvocati impiegati nel caso. La ragazza sapeva molto più di quanto dichiarasse di sapere.

Un anno prima della sua morte Gisella scrisse sul proprio diario di aver rischiato di essere uccisa da degli individui che volevano abusare di lei  nei pressi della spiaggia di Punt'è Trettu (il luogo dove poi -a detta di Pirosu- sarebbe stato consumato l'omicidio); ma non sarebbe stata lì sola: con lei c'era anche Natasha.

Nel corso della trasmissione di Augias fu chiesto a Natasha di rivelare l'identità di questi individui. Gli avvocati la attaccarono: aspettavano che lei parlasse da due anni ormai. La ragazza sostenne che lei e Gisella si frequentavano da troppo poco tempo, a suo dire un anno prima erano poco più che conoscenti. Fatto del tutto smentito dai diari della vittima.

 

Così la trasmissione si concluse con un nulla di fatto (l'ennesimo) accompagnato da una inquietante reticenza da parte delle forze dell'ordine, da un telefono giallo che diventava quasi isterico a furia di non squillare, da una ragazza che piangeva ed una pioggia scrosciante, giustificazione provvidenziale per una comunità che aveva preferito starsene rintanata in casa invece che mostrare un minimo di partecipazione recandosi al teatro comunale.

postato da: pozzoingiallo alle ore 15:36 | link | commenti (1)
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domenica, 18 febbraio 2007

Purtroppo ho anche una vita privata e degli esami da dare a scadenza regolare. Per questi motivi non mi sarà possibile continuare a scrivere sul blog mantenendo la frequenza con la quale ho iniziato, tanto più considerando il fatto che mi trovo a dover trattare argomenti che necessitano di un’adeguata documentazione.

 

Poco dopo il ritrovamento del cadavere, Natascia Miraglia si recò all’obitorio per il riconoscimento, insieme a Gisello e Tiziana Orrù. Lei e la vittima a quanto pare erano amiche del cuore tuttavia  Natascia precisò il fatto che non si raccontassero tutto, quasi a voler mettere le mani avanti. Nel corso delle indagini fu interrogata diverse volte e tra le pagine di cronaca dell’epoca emerse la figura di un’adolescente sicura di sé e determinata, bella almeno quanto non lo fosse Gisella, forse più.

A quanto pare frequentava l’Istituto Tecnico Commerciale, proprio come lo frequentavano Gisella e Liliana,  e come Sabrina Cannas, la quale tentò il suicidio con la varechina poco dopo il ritrovamento del cadavere in fondo al pozzo. In molti affermano sapesse molto più di quanto abbia mai detto, ma -a parte una fugace intervista- per la stampa fu sempre molto difficile avvicinarla: un padre troppo protettivo (o troppo spaventato?) le stava dietro come una sorta di cane da guardia.

Nel 1992, durante la trasmissione “Telefono Giallo”, condotta alla Rai da Corrado Augias, Natascia fu intervistata in diretta dal teatro comunale di Carbonia. Fuori pioveva, il teatro era quasi vuoto e ad un certo punto Natascia scoppiò a piangere.

Non esistono certezze su un suo possibile coinvolgimento nella vicenda, né si può dire che lei sappia di più rispetto ad altre compagne o amiche di Gisella, tutte emigrate da Carbonia, verso altre regioni d’Italia oppure all’estero.

postato da: pozzoingiallo alle ore 20:17 | link | commenti (9)
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sabato, 27 gennaio 2007

Un messaggio misterioso

“Sono sorpresa.....Non ho mai dimenticato Gisella,la mia bellissima amica.. siamo cresciute insieme e non mi va giù che i veri responsabili della sua morte non abbiano mai pagato il conto..
Ma tu.. perchè te ne occupi?”

Per chi non avesse ancora avuto modo di leggerlo questo è un commento giunto sul blog alle 18:39 del 24 Gennaio. Il mittente resta sconosciuto. In compenso, sembrerebbe molto curioso di sapere per quale motivo io mi stia occupando del caso di Gisella. La mia risposta non si è fatta per nulla attendere, ed alle 18:57 dello stesso giorno ho scritto:

“mi fa piacere che una persona legata a Gisella si interessi al mio lavoro, tuttavia se vuoi delle informazioni o gradisci darmene ho un indirizzo      e-mail segnalato sul mio sito. Sai un blog è qualcosa di molto differente da una chat. Ciao utente anonimo”.

 

Mi avrebbe fatto molto piacere ricevere una mail ma purtroppo non è stato così. Del resto non ci sono prove del fatto che questo utente sia chi dice di essere: potrebbe trattarsi di un mitomane o di un giornalista o -peggio- potrebbe trattarsi di qualcuno per nulla entusiasta di sentire parlare del Giallo del Pozzo.

 

D’altra parte se davvero si trattasse di un’amica della “bellissima ragazza” trafitta con uno spillone e gettata dentro un pozzo diciassette anni fa, potrebbe darmi una serie di informazioni utili. Per esempio fare un po’ di luce sull’infanzia e sul passato di Gisella, sul suo carattere. Chi meglio di un’amica sarebbe in grado di fornirmi il ritratto di una personalità sulla quale tanto è stato supposto, ma mai nulla è stato affermato?

 

Gisello Orrù e Giulia Richera divorziano nel 1975 e le due figlie vengono affidate al padre… non è chiaro dove e da chi siano state cresciute durante i primi anni. Nei giorni successivi il ritrovamento del corpo, un giornalista della Nuova Sardegna ha sostenuto che avrebbero passato un lungo periodo alle ex miniere di Serbariu: nel 1989 questo è il luogo in cui a Carbonia  risiedono senzatetto, delinquenti, sbandati e prostitute. Se sei lì, allora sei uno escluso dalla società e, probabilmente, almeno una volta sei stato in caserma per aver commesso qualche reato.

È rimasta nell’immaginario di diverse persone del posto la figura di Gianna Pau, sporca di carbone e attorniata da un gruppo di ragazzi. Un’immagine che non lasciava dubbi sulla sua residenza. Anche lei risiedeva in quell’inferno di emarginazione e degrado. Lei e Gisella non potevano non conoscersi, sebbene la giovane lucciola abbia sempre negato ogni contatto con la vittima.

 

In compenso un’altra fonte giornalistica afferma che Gisella avrebbe sempre vissuto con la nonna paterna Luigina Vacca, fin dal 1975. Qual è la verità? Che  Gisella, la nonna e la sorella, abbiano passato un periodo alle miniere di Serbariu con Gisello? Su di lui infatti nessuno ha mai smentito abbia abitato lì. E sui giornali è comparsa una supposizione rocambolesca: è vero che la famiglia immaginava poco dopo la scomparsa quale sarebbe stato l’esito della vicenda? Sempre la carta stampata ha riportato una risposta che Luigina Vacca avrebbe dato all’altra nonna di Gisella nel sentirsi chiedere notizie: “Perché, lei crede pure possano ritrovarla viva?”.

 

Troppi punti interrogativi e troppe supposizioni. Ma sono frutto della solita approssimazione della stampa oppure, ancora una volta, la responsabile è una giustizia le cui indagini hanno collezionato inefficienze ed approssimazioni scandalose?

 

Intanto le ex miniere di Serbariu sono state trasformate in parco geominerario, e nello scorso agosto c’è stata l’inaugurazione con un concerto dal vivo di Jovanotti. Mi piace pensare che anche Gisella abbia avuto modo di ascoltare con piacere qualche sua canzone. Prima di essere trucidata.

 

 

PS: caro utente anonimo, se sei in grado di fare luce su qualcuno di questi interrogativi davvero sarebbe importante. Il mio perché lo conosci: è scritto a chiare lettere sulla pagina iniziale del sito...

postato da: pozzoingiallo alle ore 00:39 | link | commenti (29)
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domenica, 21 gennaio 2007

Carbonia 1989

Non ho grossi ricordi della città di Carbonia nel 1989. Una mia amica una volta mi ha solo accennato al fatto di aver avuto paura per le sue bambine e di essere stata terrorizzata all’idea di lasciarle sole: abitava vicino a via Napoli, nella zona in cui il 28 Giugno 1989 Gisella era misteriosamente scomparsa.

 

Tutt’oggi se ti addentri in macchina per alcune strade della città ti senti inquieto, magari un po’ spaventato. Forse sono i colori: ha un centro storico con le basi in trachite, a dir poco deprimente. O forse è quell’aria di delinquenza sotterranea e mistero ereditata proprio dagli anni in cui si verificò il Giallo del Pozzo. Questo sebbene nel corso degli ultimi diciassette anni Carbonia abbia quasi cambiato volto o perlomeno porti un trucco tale da permetterle di mascherare un viso sfigurato da cicatrici ed infezioni. Che abbia adottato il sistema di Dorian Gray? Che la verità sulla sua corruzione sia nascosta in una soffitta, raffigurata in quadro coperto da un telo? E se per caso quel telo cerchi di levarlo cosa ti può accadere? Magari fai la fine di Basil Hallward: Dorian ti fa fuori perché il suo deve rimanere un segreto.

 

Carbonia è una città abbastanza giovane, fondata in epoca fascista in seguito alla scoperta di un grosso giacimento di carbone nella vicinanze. Al momento della sua nascita accolse personaggi di provenienza geografica diversa: una lunga serie di rinnegati -molti di questi avevano avuto grossi problemi con la legge. Si sviluppa in modo molto semplice: al centro la Piazza Roma ed intorno una serie di altri edifici come la torre Littoria, il Municipio, il Teatro… il centro storico fu riservato nei primi anni alle classi dirigenti e Villa Sulcis era la residenza del direttore della miniera. Intorno le case dei minatori. Nel 1989, a poco più di cinquant’anni di distanza dal momento della fondazione, Villa Sulcis era diventata un ritrovo per tossicodipendenti, spacciatori e loschi personaggi che da qualche tempo risiedevano in città: diversi di questi erano dei siciliani in odore di mafia che proprio da qui furono messi in stato di fermo e portati in caserma per essere interrogati sull’omicidio di Gisella. Guarda caso Villa Sulcis, oggi Museo Archeologico il cui parco è stato in parte ripulito dalle brutte frequentazioni, si affaccia sulla Via Napoli, dove Gisella salutò i suoi amici e scomparve per sempre. La nonna Gina era molto rigorosa per quanto riguardava gli orari: Gisella viveva con lei da molto tempo, in una delle abitazioni destinate ai minatori e poi trasformate in casa popolare.

 

Due mesi prima della sua scomparsa si era suicidata in circostanze misteriose Liliana Gracione, una sua compagna di classe. All’epoca il giornalista Paolo Matteo Chessa (lo riferisce nel proprio libro) parlando con il capitano dei carabinieri Roberto Fioravanti avrebbe avuto la definizione di Carbonia e del Sulcis come una zona tranquilla.

Tranquilla? Scorrendo le pagine di cronaca di quelli anni si legge di tante rapine, tanti casi di droga e… diversi suicidi o tentati tali: tutti ingerivano varechina, acidi oppure si facevano più raffinati nella ricerca del veleno. Liliana per esempio si affidò ad una rarissima dose di stricnina per uso veterinario, Sabrina Cannas, una compagna di scuola sua e di Gisella, invece si accontentò della varechina. Poi ci sarebbe un’altra lunga serie di nomi, persone su cui bisognerebbe indagare e capire se avessero un rapporto di qualche tipo con Gisella: se così non fosse la varechina era diventata molto di moda in città e altrettanto il suicidio.

 

postato da: pozzoingiallo alle ore 14:56 | link | commenti (14)
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mercoledì, 17 gennaio 2007

Carbonia: Gisella rimane una cicatrice

- Ti ricordo ragazzino che quindici anni fa proprio qui a Carbonia una ragazza è stata violentata e poi buttata dentro un pozzo…. Quella ragazza si chiamava Gisella Orrù!

 

Mi si accapponò la pelle: era un nome familiare, già sentito ma dimenticato nella spensieratezza dell’infanzia. Gisella… a volte un suono ti rimane impresso più dei fatti a cui è legato. Così mentre alla mente non riaffiora nulla, sulla pelle rivivi letteralmente le stesse sensazioni che esso ti ha provocato.

 

Quel giorno rientrai a casa pensieroso. In-fondo-a-un-pozzo-nelle-vicinanze-di-Carbonia: le parole della mia prof continuavano ad echeggiarmi nelle orecchie. Stavo seduto sul pullman e attraverso il finestrino osservavo i paesaggi della mia terra… la Sardegna, il  mio Sulcis. Durante la ricreazione avevo chiesto ai miei compagni se loro ricordassero la storia della ragazza, ma tutti si erano limitati a scrollare le spalle. Si trattava di un ricordo annacquato e niente più.

 

In realtà Gisella Orrù rappresenta qualcosa di molto più profondo di un ricordo annacquato e questo soprattutto per quanto riguarda la città di Carbonia: è una cicatrice se non una ferita ancora aperta. Provate a immaginare una ragazza di sedici anni tramortita con delle sassate al capo  e quindi finita con uno spillone conficcato nel cuore. Immaginate il suo corpo rinvenuto una settimana dopo dentro un sifone in avanzato stato di saponificazione, privato dei vestiti, con i capelli attaccati alla testa come fossero una parrucca. Nelle vicinanze di quel sifone la sera in cui Gisella era scomparsa di casa era stato trovato anche un pastore assassinato. E sempre a quella sera potrebbe risalire la morte di un uomo ritrovato annegato nel vicino mare di Nebida e mai identificato.

 

All’epoca a Carbonia si parlava di strani giri di lolite reclutate per signori benestanti e al di sopra di ogni sospetto, di loschi personaggi provenienti da un ambiente mafioso, di festini i cui ingredienti sarebbero stati sesso e droga… ma forse a questi si dovrebbe sommare anche un satanismo sotterraneo sul quale in molti bisbigliano e nessuno dice.

 

Intanto nell’estate del 1989 Gisella veniva assassinata ed il suo caso otteneva risonanza a livello nazionale, per venire poi archiviato due anni dopo, con un processo che sapeva più di farsa che di giustizia, e che, in fondo, non ha mai convinto nessuno.

 

Questo blog è interamente dedicato al Giallo del Pozzo, a Gisella e a tutte le altre vittime a lei collegate. Il suo obiettivo è approfondire gli argomenti trattati sul sito Il Giallo del Pozzo (digilander.libero.it/giallo.pozzo), e denunciare una barbarie per la quale almeno una parte dei responsabili non ha mai pagato.

 

postato da: pozzoingiallo alle ore 21:36 | link | commenti (34)
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